World Humanitarian Day: la testimonianza di Leila dal Libano

In Siria, Palestina, Libano, così come in Africa, Asia e America latina, sin dal 1971 GVC garantisce aiuti umanitari e sostegno alle popolazioni più vulnerabili. Tradurre in parole la soddisfazione che si prova nell'avere il privilegio di poter sostenere con le proprie competenze e il proprio know how gli interventi di GVC in favore dei rifugiati siriani in Libano non è semplice. Ci ha provato Leila Mazloum, Wash Field Monitor dell'organizzazione. La sua testimonianza.

 

“Ho costruito un forte legame con i rifugiati. Sanno che nel mio piccolo rappresento GVC e che la nostra è un'organizzazione leale e pronta in qualsiasi momento a fornire assistenza ai più vulnerabili. Si fidano di me e sanno che in caso di bisogno farò di tutto per aiutarli”.

A raccontarlo, in occasione della Giornata mondiale umanitaria, è Leila Mazloum, Wash Field Monitor di GVC in Libano dal 2013. “Il mio compito – racconta – è raccogliere, registrare e monitorare dati raccolti sul campo”. Contrariamente a quanto si possa pensare, tutto ciò necessita di un contatto diretto e costante non solo con i beneficiari ma anche con tutte le parti interessate. Obiettivo: ottenere la fiducia dell'intera comunità per poter migliorare la capacità di intervenire sul campo in favore dei più vulnerabili.

 

“Abbiamo bisogno di fare un'attenta valutazione dei bisogni degli individui, delle famiglie e delle comunità, per poi offrire una risposta più adeguata alle esigenze – aggiunge Leila -. Siamo particolarmente attenti ai casi di emergenza che possono riguardare nuove famiglie in arrivo, rifugi bruciati o danneggiati da eventi atmosferici, famiglie sfrattate. Io mi occupo anche di distribuire i kit di assistenza e di fornire servizi- dice-. Non ci limitiamo solo a questo: cerchiamo di capire quale sia il nostro impatto sul campo e di raccogliere feedback sulla qualità del nostro intervento attraverso il monitoraggio della fase di post distribuzione”.

E aggiunge: “Ho deciso di lavorare nel settore umanitario perché amo avere un contatto diretto con i rifugiati che fuggono dalla guerra e avere l'opportunità di poter imparare dalla loro esperienza. Ho da sempre desiderato aiutare le persone bisognose. Lo faccio così come tutti gli altri operatori umanitari di GVC: mantenendo un atteggiamento imparziale. Questo non solo per poter offrire al meglio un aiuto attraverso la distribuzione di beni ma anche per garantire supporto a livello personale- chiarisce-. Ho scelto di lavorare nel settore umanitario per avere un impatto positivo sui rifugiati e poter così contribuire a cambiare la loro vita”.

Pubblicato il 18.08.2018