WeGov! Per una riforma delle università in Giordania

Con una petizione on line, l'Amman Center for Human Rights Studies e GVC Gruppo di volontariato civile, in partnership con una rete di ong che partecipano al progetto Wegov!- volto a promuovere pratiche di buona governance in Giordania, Palestina, Libia e Tunisia- chiedono che venga riformata la legge sulle università affinché siano più indipendenti e libere da condizionamenti. Clicca qui per firmare la petizione!

 

LE UNIVERSITA' NEL MONDO ARABO          Nella classifica mondiale del 2018, firmata THE - Times Higher Education, tra le pochissime università dei paesi che appartengono alla Lega Araba, ce ne sono tre giordane. Si tratta della “Jordan University of Science and Technology”, della “University of Jordan” e della “Hashemite University”. Occupano tutte posizioni molto basse a livello mondiale. Tra i paesi del mondo arabo, invece, il campus della statale in “Science and Technology” compare nella top five della classifica, posizionandosi al quarto posto. Dominata in prima posizione dall'Arabia Saudita, la classifica, certificata dalla PricewaterhouseCoopers, presenta in realtà una larga rappresentanza delle università egiziane (con 9 istituti). Scarsa invece la presenza di quelle con sede in Giordania e Marocco (3), in Tunisia (2), Kuwait, Libano, Qatar, Oman e Algeria (con un solo nome per ciascun paese). Tra i dati estraibili dal report dell'index, ci sono le percentuali relative al numero di iscritti e di studenti provenienti da altri paesi, nonché quelle che determinano il rapporto tra la presenza di docenti e studenti e quella di donne e uomini nelle aule. I parametri di riferimento per determinare il punteggio della nota classifica, si concentrano principalmente sulla capacità di fare innovazione e ricerca, di aprirsi all'internazionalizzazione e di avere prestigio. La partecipazione e i modelli di governance sembrano essere sottovalutati. 

 

IN GIORDANIA?           Già nel 2017, quando i tre istituti giordani sono stati inseriti per la prima volta in classifica, la notizia era stata accolta con soddisfazione e come uno stimolo per migliorare ma non erano mancate le autocritiche, che si erano concentrate sulla difficoltà nel formare giovani a professioni richieste dal mercato del lavoro. E in effetti alcuni dati, se letti attraverso la prospettiva dell'inserimento lavorativo, presentano delle grosse contraddizioni. I numeri ci dicono che nella “Jordan University of Science and Technology”, il rapporto tra studentesse e studenti iscritti è di 57:43; ancor più elevato nella “University of Jordan” di Amman (65:35) e nella “Hashemite University” di Zarqa (62:38), tutte e tre statali. Una elevata presenza di donne, dunque. Si pensi che alla Sant'Anna di Pisa il rapporto donne/uomini è di 37:63 e alla Normale di 30:70, secondo la stessa classifica. “Nelle università in Giordania, infatti, la parità di genere non rappresenta un problema perché le donne iscritte sono di più, rispetto agli uomini. Il problema vero è la disparità nell'accesso al lavoro” ci racconta Danny Casprini dell'Amman Center for Human Rights Studies con sede in Giordania. Le donne hanno voti più alti, criterio importante per poter avere accesso alle università e iscriversi. Eppure, dal punto di vista occupazionale, hanno molte più difficoltà degli uomini . “Se a laurearsi sono per due terzi le donne, a trovare un lavoro è quella minoranza di sesso maschile” spiega Danny. Già nel 2016, la World Bank denunciava una scarsa partecipazione delle donne al contesto economico e lavorativo: la Giordania era infatti al 139esimo posto su 142 paesi nel mondo. Le cause sono svariate e molto profonde. 

I PRINCIPI DELLA GOVERNANCE         Spesso, nella valutazione delle università, vengono sottovalutati dati invece fondamentali: come la capacità di stimolare la partecipazione e l'organizzazione tra gli studenti e i meccanismi di elezione delle cariche accademiche e di rappresentanza. L'Amman Center for Human Rights Studies, che aderisce in qualità di partner al progetto WeGov! dell'ong GVC Gruppo di Volontariato Civile, affronta un tema scarsamente indagato: ed è la capacità delle istituzioni accademiche di essere indipendenti e autonome dalla politica, e quindi anche di stimolare partecipazione e pensiero critico nei giovani studenti, nonché di proporre programmi di studio e di ricerca liberi, così come una didattica oggettiva e indipendente da condizionamenti di sorta. Con una petizione on line sulla piattaforma del progetto WeGov!, finanziato dalla Commissione Europea, l'ACFHRS, insieme a tutte le ong aderenti al progetto e a GVC, chiede una riforma della legge che regolamenta il sistema universitario in Giordania. In particolare, la petizione intende suggerire ai membri del Parlamento degli emendamenti alla Legge n. 20 del 2009. “Chiediamo che venga cambiato il modo di nominare i membri del consiglio di amministrazione e che nel processo venga coinvolto il Parlamento, affinché il processo sia maggiormente democratico. Inoltre, è necessario dare la possibilità di associazionismo a docenti e studenti all'interno delle università” chiarisce Danny. “Queste ultime non possono decidere i programmi didattici. Le nomine vengono fatte con decreto regio su proposta del primo ministro. Si tratta di un modello educativo che si basa più sull'istruire che sull'insegnare- continua-. E poi, ci sono ripercussioni anche sulla didattica: la teoria evoluzionistica, ad esempio, viene spiegata con diverse restrizioni. In ambito filosofico, non tutti i pensatori possono essere materia di insegnamento e qualsiasi testo deve essere prima approvato”.

DA DOVE NASCE IL PROBLEMA?          Dal modo in cui si determinano le cariche elettive e dal modello di governance scelto. “Il rettore dell'università, così come i vari altri direttori, che costituiscono gli organismi principali della parte gestionale e amministrativa, vengono nominati con decreto regio su proposta del primo ministro - spiega Danny-. Per esempio, l’organo amministrativo primario è il Consiglio formato da 12 persone in totale, di cui quattro professori e il resto esterni, tra i quali anche rappresentanti dell'industria e del terzo settore o della società civile. Il problema non risiede nei poteri da essa esercitati ma nel fatto che i suoi membri non siano eletti ma nominati dall’alto”. Nell'articolo 9 della Legge del 2009, i membri del consiglio di amministrazione – unico organo collegiale in tutta la gestione universitaria - vengono eletti con decreto regio su proposta del primo ministro. “Stesse modalità per la nomina del presidente dell'Università: unica clausola obbligatoria è che deve essere scelto tra il corpo dei docenti- aggiunge Danny-. Per il resto, le nomine dei capi dipartimento e dei rettori vengono effettuate dal consiglio di amministrazione e di per sé non sarebbe un problema se non fosse che il consiglio è in realtà affine al potere politico per idee e orientamenti”. Nelle università statali, non è possibile unirsi in associazioni. All'interno delle private ci sono dei “club” che si occupano di attività ricreative e extra universitarie, che però, nella maggior parte dei casi, nulla hanno a che fare con le associazioni studentesche così come comunemente intese. Per i professori, invece, non è possibile associarsi in alcun modo.

LA PETIZIONE         “Se manca la rappresentanza universitaria, non si può decidere niente e non può esistere partecipazione. Si pensa ai voti e basta perché se non hai voti alti non puoi trovare lavoro” racconta Danny. Si registra anche disinteresse tra i giovani anche nei confronti dei fatti della vita politica che poi influiscono sulle loro esistenze. Alle ultime elezioni nazionali, ha votato un meno 20% di giovani. Eppure in Giordania oltre il 70% della popolazione è giovane e ha una media sotto i 30 anni e il 45% frequenta l'università. “Anche a livello municipale sembra che manchi sempre qualcosa perché possano candidarsi e essere rappresentati” continua Danny. “Noi crediamo che un elevato grado di libertà nelle università sia necessario per accompagnare il processo democratico in Giordania- ha concluso- perché l’università è il luogo in cui i giovani possono sviluppare le loro capacità di pensiero critico necessarie per diventare cittadini consapevoli e capaci di partecipare alla vita sociale e politica del paese”. Affinché qualcosa inizi a cambiare nelle università giordane, sarebbe sufficiente consentire ai membri del Parlamento di partecipare al processo di nomina delle cariche. Per questo il progetto WeGov! Intende sensibilizzare e diffondere le ragioni di questa proposta attraverso la petizione “Self governance for Jordanian universities: reform the Jordanian University Law”. Clicca qui per unirti a noi e firma anche tu!

Bologna, 20 04 2018

 

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Pubblicato il 20.04.2018