“Traces of lights" La vita dei rifugiati siriani in Libano

Traces of Lights” – in Triennale di Milano dal 2 al 4 maggio –  è una mostra fotografica curata da Leonardo Brogioni e organizzata, con la nostra collaborazione, dal Festival dei Diritti Umani.

Per la prima volta in Italia, gli scatti di Lorenzo Tugnoli (The Washington Post) e Diego Ibarra Sánchez (The New York Times) cercano di raccontare la crisi dei rifugiati siriani in Libano. Se Lorenzo Tugnoli riflette sulla vita quotidiana in un quartiere popolare di Beirut, Naba’a, che negli anni è stato testimone di flussi migratori, non solo dalla Siria, Diego Ibarra Sánchez ricerca la luce e le tenebre nella vita dei rifugiati siriani che lottano per la dignità nonostante le difficili condizioni in cui vivono.

Con questa mostra vogliamo gettare uno ‘sprazzo di luce’ sulle vite e le storie di donne, uomini e bambini che vivono nei campi informali nella valle della Bekaa, in Libano. “Per noi queste persone non sono solo beneficiari, ognuno di loro rappresenta un incontro speciale, fatto di empatia e rispetto” ha dichiarato il nostro Presidente Marco Chiesara.

Sia nelle attività per garantire l’accesso all’acqua, sia in quelle legate al supporto verso le persone con disabilità e quelle più vulnerabili, siamo determinati a incoraggiare la resilienza e garantire la dignità di tutti.

Gli operatori umanitari – continua Chiesara – utilizzano quotidianamente molti acronimi, come WASH, ITS; parole che rendono a volte astratto il loro lavoro. Dietro queste parole, però, si nascondono una moltitudine di differenze e tante storie di coraggio, lotta e resilienza. I rifugiati siriani in fuga dal conflitto portano con sé storie personali che spesso rimangono nascoste dietro numeri e parole astratte. Le foto raccolte in questa mostra cercano di riportarle in primo piano”.

La mostra darà la possibilità ai visitatori di conoscere alcuni dei nostri progetti realizzati in Libano a sostegno dei rifugiati siriani e della popolazione libanese. In particolare si lavora per garantire acqua e servizi igienico-sanitari, accoglienza, istruzione e diritti a chi fugge dalla guerra. Gli interventi mirano inoltre a migliorare l’accessibilità ai servizi per le persone con disabilità e l’inclusione sociale in un territorio che ospita oltre un milione di rifugiati, con l’obiettivo di assicurare condizioni di convivenza pacifica.

Gli operatori sul campo, infatti, si avvalgono della Protezione Integrata, approccio volto a studiare e applicare misure di sostegno diverse per ogni tipo di vulnerabilità attraverso il coinvolgimento della comunità ospitata e di quella ospitante. 
I nostri programmi sono finanziati da ECHO (Direzione generale per la protezione civile e gli aiuti umanitari dell’Unione Europea), dal MADAD (Fondo Fiduciario Europeo in risposta alla crisi siriana), dal LHF (Fondo Umanitario Libanese delle Nazioni Unite), da UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni per i Rifugiati), da AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) e da finanziatori regionali come la Provincia Autonoma di Bolzano.

I FOTOGRAFI

Diego Ibarra Sánchez

È un fotografo documentarista spagnolo basato in Libano, co-fondatore di MeMo.
Diego pensa che la fotocamera abbia il potenziale di creare cambiamenti sociali anche se è molto critico riguardo all’uso delle immagini nella nostra società, arrivando a definire questo momento storico come l’epoca lobotomizzata del “turismo” nel dolore degli altri. Le sue immagini sono apparse sulle più note pubblicazioni internazionali come il New York Times, Der Spiegel e Al Jazeera e sono state esposte in tutto il mondo. Diego Ibarra Sanchez ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio umanitario AECID “Juan Bartolomé”, il Premio fotografico dell’Università messicana FINI, due menzioni d’onore alla National Press Photographers Association (NPPA) e il primo posto agli International Photographic Awards (IPA).

Lorenzo Tugnoli

È un fotografo italiano basato a Beirut, appena premiato con il prestigioso Pulizer Prizes. Lorenzo è un autodidatta e ha mosso i primi passi collaborando con fotografi di tutto il mondo. Ha lavorato in Medio Oriente prima di trasferirsi in Afghanistan nel 2010, per poi stabilirsi in Libano nel 2015. Il suo lavoro è una continua esplorazione delle conseguenze umanitarie dei conflitti e si evolve con progetti a lungo termine in Yemen, Libia e Libano. Contribuisce regolarmente al quotidiano The Washington Post ed ha pubblicato i suoi lavori su The Wall Street Journal e Time Magazine. È entrato a far parte dell’agenzia fotografica Contrasto nel 2017.

Il suo lavoro in Yemen è stato selezionato nella categoria “Storia dell’Anno” del prestigioso World Press Photo Award 2019.

Pubblicato il 02.05.2019