Studenti? No, fuoriclasse

Benvenuti nelle terre in cui la più grande rivoluzione è rimanere bambini. Qui, ricostruire le scuole e riportare i minori nelle aule significa accendere sui loro visi un sorriso. Per riuscire a studiare e imparare, nonostante tutto, bisogna essere dei fuoriclasse. Ma a noi non basta. Per i nostri bambini, rivendichiamo il diritto all’infanzia, al gioco, al futuro.

 

 

RITORNO A SCUOLA          Mano nella mano di fronte la porta della scuola. E' il ricordo che accomuna milioni di genitori e figli nel mondo. Spesso è segnato da sentimenti contrastanti. Perché nel distacco cui costringe il primo giorno di scuola, si cresce e cambia insieme. Sorrisi incerti, occhi sgranati che culminano in attimi di euforia: quest'anno, potranno rivivere questi momenti tante famiglie di Aleppo. Scuole ricostruite, aule e bagni ristrutturati, zainetti, penne e colori per i bambini rappresentano i risultati più evidenti del nostro lavoro in Siria. Ma in un paese in cui per anni non si sono più visti volare gli uccelli perché spaventati dalle bombe, l'ABC dell'intero immaginario dei più piccoli è stato stravolto. E anche dall'altra parte del confine, tra i rifugiati siriani in Libano, c'è chi deve scegliere il lavoro e non la scuola per i suoi figli perché costretto dalla miseria a dover anteporre il diritto alla sopravvivenza a quello all'infanzia.

Siria, progetto Yahala. Attività educative insieme a GVC nelle scuole di Aleppo.  

 

LA SCUOLA NON BASTA          La partita contro l’abbandono scolastico e l’istruzione richiederà decenni di impegno. E’ una sfida che non accenna a chiudersi anche in Palestina dove, quest’anno, abbiamo ristrutturato le scuole del campo per i rifugiati di Al Fawwar, nel Sud di Hebron, per 1400 bambini. Stiamo facendo di tutto perché questi minori non si vadano a sommare a quelli che non avranno mai più diritto all'istruzione. Nel mondo, infatti, il tasso di analfabetismo per chi ha tra i 15 e i 24 anni e nasce in zone colpite da conflitti o disastri è di 59 milioni di persone. Eppure, anche la scuola non basta. E non soltanto perché 600 milioni di bambini non hanno servizi igienici negli istituti, studiano in aule affollate e con metodi educativi inadeguati e insegnanti talvolta non all'altezza. Ma anche e soprattutto perché, affinché un bambino sia tale, ha bisogno di molto di più.

Palestina, I ragazzi nella scuola di Khan al Ahmar

 

INCLUSIONE  E DIRITTO AL GIOCO        Non è superfluo parlare di diritto al gioco laddove non si ha neppure quello al cibo. Spazi per rafforzare l’autostima dei più piccoli e aiutarli a riscoprire il loro talento sono preziosi. E’ il senso della nostra Oficina de arte in Mozambico, un laboratorio in cui i bimbi hanno come punto di riferimento insegnanti di poesia, musica, ballo e arte. “Sono come una famiglia per noi” racconta Latifo, uno degli alunni. “Qui parliamo anche di tematiche sociali e aiutiamo i bimbi a riflettere” spiega Wilson, insegnante di musica. Spesso si rivela uno spazio prezioso anche per intercettare il disagio, così come avviene per matrimoni e gravidanze precoci o per il lavoro minorile. E non solo: l’Oficina si è aperta anche alla disabilità, per favorire l’inclusione di chi è destinato altrimenti all’emarginazione.

Bolivia, El Alto. I ragazzi imparano a esprimere se stessi anche attraverso il gioco! 

 

L'OPERATO DI GVC         Lo stesso avviene in Bolivia, dove a vivere in strada sono 366 mila bambini e l’abbandono scolastico si aggira intorno al 43%. In rete con altre ong, si punta ad animare spazi per i bimbi in cui giocare a calcio e fare sport ma anche e soprattutto imparare ad accettare la diversità. “Una delle più grandi soddisfazioni è che alcuni bimbi che prima frequentavano questi spazi ora sono diventati insegnanti e allenatori e aiutano un’altra generazione a crescere- conclude Dina Taddia, presidente di GVC-. E’ il segno della capacità di mettere a frutto pienamente le opportunità che offriamo loro oltre che della grandezza del nostro lavoro in favore dei più piccoli in tutto il mondo”.

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Pubblicato il 20.09.2018