Perchè riportiamo l'acqua a Gaza

GVC, grazie al sostegno di Unicef, ha realizzato degli interventi nel settore idrico che hanno cambiato la vita di mille persone nella Striscia di Gaza. Queste sono le storie di alcune di loro.

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LA STORIA DI SALWA     Una perenne invasione di mosche. Condizioni igieniche insopportabili. Freddo in inverno, troppo caldo in estate. Tra le mura distrutte della casa di Salwa, vedova rimasta sola con un figlio disabile, non c'era pace. Il pozzo nero era intasato e non poteva essere svuotato regolarmente. In famiglia dolori addominali e malesseri erano all'ordine del giorno. Potevano ricevere acqua potabile solo tre volte a settimana, quando la municipalità riusciva a raggiungere Rafah, comunità tra le più vulnerabili della Striscia di Gaza. Mohammed, il più grande dei figli di Salwa, ha perso il padre a causa di un incidente. Soffre a causa di una disabilità psichica e ha un'autonomia molto limitata. Sua madre, però, non si rassegna. Lo accudisce e segue nella speranza che un giorno possa avere un futuro migliore. Trimestralmente, Salwa riceve un sussidio dal Ministero dello Sviluppo Economico ma è insufficiente per far fronte alle necessità della famiglia, soprattutto a quelle di Mohammed. GVC Gruppo di Volontariato Civile, grazie a un progetto sostenuto da Unicef attarverso fondi del governo giapponese, è intervenuta per fornire loro un serbatoio per l'acqua da 1.500 litri e una pompa per riempirlo. Ha poi garantito a Salwa e Mohammed acqua potabile e svuotato la fogna, ristabilendo condizioni igieniche ottimali nella casa danneggiata dal conflitto del 2014. Per la loro famiglia significa anche non dover pagare somme ingenti per avere acqua potabile. E quindi risparmiare. “Ora vorrei mettere da parte dei soldi per poter comprare le medicine per mio figlio” racconta Salwa. La sua è solo una delle mille famiglie che tra l’ottobre e il febbraio del 2017 hanno beneficiato dell'operato dell’organizzazione bolognese nella Striscia di Gaza.

 

 

ATWA E I SUOI FIGLI     In un'altra comunità, a Khan Younis, una famiglia di quattordici persone viveva in condizioni insopportabili in una casa piccolissima. Il buco che serve per raccogliere l'acqua fognaria era vicino le camere da letto e non veniva quasi mai svuotato. La salute dei bambini era a rischio. “Non c'era un altro posto in cui potessimo installare la latrina. Non potevamo permetterci di pagare più di 30 euro al mese per svuotarla regolarmente” spiega Atwa, contadino che guadagna 5 euro al giorno, unica entrata per tutta la famiglia. Le difficoltà erano tante e anche lavarsi era un problema, dal momento che la sola fonte d’acqua accessibile per la famiglia era il pozzo privato dei vicini, la cui acqua non era sempre disponibile e costava loro circa 13 euro al mese. Le spese raddoppiavano, poi, a causa della necessità di acquistare anche i kit igienici. Per aiutare Atwa e i suoi figli, GVC, oltre a riabilitare la fogna, ha fornito kit igienici gratuiti, installato un serbatoio da 1.500 litri e distribuito taniche di acqua potabile due volte al mese.“Prima dell’intervento di GVC, trascorrevo così tante ore per pulire e svuotare la latrina” ha raccontato la moglie di Atwa. “Era davvero stancante e dopo mi faceva sempre male il corpo. Grazie al progetto, posso trascorrere più tempo con la mia famiglia. La distribuzione dei kit igienici è molto utile, dal momento che ora noi possiamo risparmiare e usare il danaro per comprare i pannolini e il latte per i nostri bambini”.

 

 

GVC IN PALESTINA     “In un report del 2012, le Nazioni Unite affermavano che la situazione a Gaza sarebbe diventata invivibile entro il 2020 se non si fosse agito. La profezia sembra essersi avverata prima della scadenza del termine- ha dichiarato Dina Taddia, presidente di GVC-. Una delle sfide più importanti per i due milioni di residenti – la metà dei quali sono bambini- rimane l'accesso all'acqua potabile e a condizioni igienico sanitarie adeguate”. “Oggi, più del 97% dell'acqua delle falde di Gaza non è adatta al consumo e più di 100mila metri cubi di acqua di scolo al giorno vengono scaricati nelle acque del Mar Mediterraneo. E' l'equivalente di 43 piscine olimpioniche- continua la presidente dell'ong che opera nell'area da venti anni-. Circa 40 mila fogne non sono connesse alle reti con un accumulo di 18.804 tonnellate di rifiuti solidi che non vengono trattati o riciclati al giorno. Ciò si traduce in condizioni insalubri per le famiglie che vivono nella Striscia di Gaza. “Noi continueremo a sostenere le famiglie più vulnerabili, concentrandoci su quelle in cui sono rimaste donne sole come Salwa” conclude Dina Taddia.

 

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Pubblicato il 14.11.2017