Noi madri nelle aree rurali del Burkina Faso

Cosa significa essere in dolce attesa o avere dei bambini che hanno pochi mesi nelle aree rurali del Burkina Faso? Tre donne – Jacqueline, Célestine e Kissou – ci hanno parlato della gioia di diventare madre e della voglia di continuare a trovare delle soluzioni per il futuro dei propri bambini, nonostante avanzino desertificazione, povertà e fame.

 

IL PROBLEMA DEL CIBO PER KISSOU          “Il cibo è ancora un problema per la mia famiglia. Nella mia comunità, gli ostacoli più grandi sono l’inattività delle donne e la mancanza di risorse per sviluppare attività economiche - racconta Kissou, una donna di 24 anni che vive a Moutoulou, nella regione settentrionale del Burkina Faso, e che ha tre bambini -. Durante la stagione delle piogge, si lavora, poi, però, arrivano i periodi di siccità e noi non possiamo che dedicarci al piccolo commercio. Ma ci vuole danaro e siamo costretti a vendere animali e merci o a chiedere prestiti che poi è quasi impossibile restituire. Gli uomini hanno lo stesso problema: quelli che ce la fanno vanno a lavorare nelle miniere d’oro, ce ne sono tante qui vicino, ma lo fanno a loro rischio e pericolo”. Non di rado, a lavorare alla ricerca dell’oro in siti improvvisati e con tecniche artigianali - quindi con rischi ancora più elevati delle miniere tradizionali - sono anche i minori. Scavano a mano i cunicoli, s’infilano sotto terra senza alcuna misura di sicurezza, creando veri e propri accampamenti privi di elettricità e acqua.

Kissou Relwendé, 24 anni, porta in braccio due dei suoi tre bimbi. 

 

LE PAPPE PREPARATE GRAZIE A GVC          Nel villaggio dove vive Kissou, GVC ha distribuito farine fortificate e buoni alimentari per aiutare le famiglie più vulnerabili, soprattutto tra le madri che hanno bambini molto piccoli, i quali sono ovviamente più esposti ai rischi connessi a una alimentazione insufficiente.  “Per una madre giovane ciò che è più importante è la sua dieta: se si alimenta bene allora il bambino poi potrà avere il latte materno” spiega Kissou. Per questo la combinazione di farine fortificate e coupons alimentari distribuiti da GVC in Burkina Faso possono rivelarsi un utile strumento per incoraggiare le madri a continuare ad allattare i bambini esclusivamente con il latte materno fino ai sei mesi per poi integrare la loro alimentazione con le pappe preparate grazie alle farine fortificate adatte ai bimbi dai sei ai ventitré mesi e ai suggerimenti dati dagli operatori umanitari di GVC. “Dal mese scorso, oltre alle dimostrazioni per spiegare alle madri come preparare la pappa con la farina che distribuiamo noi, abbiamo insegnato alle madri anche a fare delle pappe arricchite utilizzando la farina normale per produrre in casa gli alimenti più nutrienti per i loro bambini” spiega Silvia Pieretto, country representative di GVC in Burkina Faso.

Célestine Diedéré, 30 anni, madre di quattro bambini, è contenta che la salute del più piccolo sia migliorata grazie all'intervento di GVC. 

 

LA SALUTE DEI BAMBINI DI CELESTINE MIGLIORA          Secondo le raccomandazioni dell’OMS, i bambini dovrebbero essere nutriti esclusivamente con il latte materno fino a sei mesi. Gli stati membri si sono impegnati a raggiungere un tasso di allattamento al seno del 50% entro il 2025, diminuendo così l’uso dei surrogati del latte e contribuendo a salvare così la vita a 1,5 milioni di bambini nel mondo e preservandoli dalle malattie. Al termine dei sei mesi, i bimbi dovrebbero continuare a essere allattati al seno, pur essendo contemporaneamente introdotti al consumo di altri alimenti sicuri, fino all'età di due anni. “La fase dell’allattamento è la più difficile per ogni donna: ogni bambino dovrebbe avere diritto al latte materno fino ai sei mesi, per poi passare alle farine. Personalmente ho deciso di svezzare i miei figli a un anno per potermi dedicare anche ad altre attività” racconta Célestine che vive a Song-naaba e ha quattro bambini, l’ultimo dei quali, Nathan, ha 17 mesi. “Diventare madre per me è stata una grande gioia. Quando mi sono sposata, non sapevo se ne potessi avere figli ma Dio fa le cose bene e quindi sono stata fortunata –racconta-. Anche se la vita di tutti i giorni è difficile, ci aiutiamo a vicenda e le donne qui devono tornare dai loro genitori per chiedere dei cereali per continuare ad alimentare i bambini e il resto della famiglia”. Le distribuzioni di farine fortificate – ci racconta – sono molto utili perché se il bambino mangia il porridge allora sta meglio e dorme più sereno. “Prima usavo farine semplici ma nel passaggio a quelle fortificate ho percepito un netto miglioramento per il benessere del mio bambino. E per me è una cosa ottima perché mentre lui riposa io posso andare a lavorare sui campi”.  Célestine è stata fortunata perché il centro sanitario dove ha dato alla luce i suoi bambini è proprio nel suo villaggio.

 

Jacqueline Ilboudo, 30 anni, con la nascita del primogenito si è dovuta trasferire nei pressi del centro sanitario più vicino, a Song-naaba. Oggi è mamma di cinque figli. 

 

UNA NUOVA MINACCIA: I CAMBIAMENTI CLIMATICI          “Abbiamo bisogno di tornarci spesso perché i miei figli possano avere accesso regolarmente alle cure” dice. Ma per Jacqueline non è stato così. “Quando ho dato alla luce il mio primo bambino, mi sono dovuta spostare perché a Gollo non c’è nessun centro sanitario. Anche per ricevere le farine dobbiamo spostarci a Song-naaba. Anche oggi è così e tante donne incinta devono spostarsi perché è difficile trovare un centro più vicino- spiega-. E poi era difficile perché per dare alla luce il tuo bambino dovevi pagare. Non era costoso ma era complicato”. Oggi a Gollo “è difficile che una famiglia possa avere garantiti tre pasti”. “Non ho preoccupazione più grande del dover sfamare i miei bambini. Ho paura che il cibo non sia sufficiente e che possano sviluppare problemi di salute- dice-. Ho anche paura di non avere i mezzi per poterli mandare a scuola e che non possano ricevere una buona istruzione”. A Gollo, infatti, andare a scuola non è gratis e anche se la rata di iscrizione è molto bassa rimane davvero una spesa onerosa per famiglie già gravate da ingenti problemi economici e da continue crisi alimentari dovute al cambiamento climatico. “A Song-naaba, abbiamo un sacco di problemi a causa della stagione delle piogge e della desertificazione perché il raccolto dipende dal clima. Nelle aree rurali, ci sono molti problemi: i bambini fino ai cinque anni posso accedere gratuitamente alle cure sanitarie dei centri ma dopo bisogna pagare- spiega Célestine-. E’ difficile ma riusciamo sempre a trovare un modo per cavarcela”.

 

Ferma con noi la malnutrizione infantile, clicca qui

 

 

Pubblicato il 22.10.2018