Mozambico, il ciclone Kenneth ha colpito Pemba



          Case collassate, strade travolte dalla furia dell’acqua, fango ovunque. Il ciclone tropicale Kenneth è arrivato con forza 4 anche a Pemba, nella provincia di Capo Delgado, dove operiamo da anni per supportare lo sviluppo delle piccole comunità e per valorizzare il talento dei bambini. E’ la prima volta nella storia del Mozambico che due cicloni colpiscono il paese in un arco temporale così breve; la prima che il fenomeno arriva nel nord del paese, e purtroppo anche a Pemba e nelle Comore. Una tempestiva evacuazione dei residenti nella provincia di Capo Delgado e nelle altre aree colpite da Kenneth ha consentito questa volta di limitare le perdite (al momento sono 41 i morti in Mozambico*) ma secondo le Nazioni Unite sono 168mila le persone che hanno subito gli effetti del passaggio di Kenneth. Il ciclone ha costretto 24mila persone a vivere in un rifugio e ha distrutto 30mila case, secondo il World Food Programme. Il pericolo, però, non è ancora del tutto passato: c’è ancora il rischio che esondino altri fiumi, già ingrossati durante la stagione delle piogge ormai conclusasi.

           Già intervenuti nella provincia di Manica per distribuire filtri per l’acqua e prevenire la diffusione del colera, ora ci ritroviamo di fronte a una nuova minaccia allo sviluppo del territorio: la devastazione della città di Pemba, dove quest’anno abbiamo lavorato per garantire possibilità di formazione professionale a donne e uomini ma anche e soprattutto occasioni per sviluppare il talento dei bambini nell’Oficina de arte. Qui possono imparare con l’aiuto degli artisti locali a suonare, danzare, recitare, dipingere e scrivere, anche i minori che hanno delle disabilità. Nella città portuale, però, dopo il passaggio di Kenneth con venti fino a 280 km orari e mareggiate, sono arrivate le alluvioni. Picchi di cinquantacinque mm di pioggia hanno causato inondazioni ed esposto a danni e pericoli la popolazione, in particolare 160mila persone che vivono nell’area rurale della regione. Molti bambini hanno perso le loro case, ridotte a un cumulo di fango. I residenti hanno tentato con secchi di plastica di eliminare l’acqua dalle abitazioni, altri hanno cercato di impilare sacchi di sabbia sulle porte, inutilmente.

          “Abbiamo perso tutto” ripetono in queste ore gli abitanti di Pemba, una città che i nostri bambini hanno imparato a conoscere proprio grazie e noi perché imparassero ad avere fiducia in un futuro di sviluppo e crescita per la loro comunità. I frutti del nostro lavoro, svolto negli anni tra le piccole comunità dell’ex colonia portoghese diventata indipendente soltanto dopo la rivoluzione del 70, in uno dei paesi che non a caso figurano ancora oggi tra i più poveri al mondo, sono ora messi a rischio dagli effetti del cambiamento climatico e dai danni che sono stati prodotti. Eppure, nonostante la situazione d’emergenza, le nostre attività riprenderanno già da questo sabato e le porte saranno aperte ai bambini perché è importante dare continuità a un lavoro svolto ormai da anni e dare un segnale positivo.

          In questi anni, nonostante le difficoltà, abbiamo visto la comunità di Pemba rafforzarsi e riprendere a credere, a sperare, perché il nostro lavoro è sempre stato tutto volto a far sì che donne, uomini e bambini riprendessero a confidare nella possibilità di potercela fare autonomamente. Abbiamo tentato di strappare i bambini a un futuro certo di povertà, abbiamo provato a restituire loro la fiducia nel proprio talento. Si tratta di minori che nel paese spesso sono esposti a pericoli quali i matrimoni precoci, la droga, la vita di strada. Per i loro genitori e per gli adulti, abbiamo creduto in un presente di formazione professionale e di crescita, riportandoli in aula, perché aumentassero per loro le possibilità d’inserimento. Sono piccoli ma tanti i passi che insieme abbiamo fatto per Pemba e sono ora ancora più urgenti e determinate le azioni che dovremo fare per continuare ad aiutare le comunità a rafforzare le loro capacità di resilienza. Abbiamo scelto di riprendere subito con le attività perché è importare restituire  un senso di normalità ai bambini soprattutto in situazioni come questa.

Non possiamo restare indifferenti verso chi ha perso tutto e ora ha bisogno del nostro aiuto!

Bologna, 03 05 2019

*I dati sono aggiornati al 30 aprile 2019 ma sono in continua evoluzione

**Photo credits: Mauricio Bisol @WeWorld-GVC

 

Pubblicato il 03.05.2019