MADAD: in Libano, per riportare l’acqua


Grazie al finanziamento del fondo MADAD dell’Unione europea, GVC, in consorzio con CISP e ACWA, ha contribuito al miglioramento della gestione e distribuzione dell’acqua pubblica in un’area sensibile, caratterizzata da tensioni tra la popolazione locale e i rifugiati siriani.

 

 

Solo un quarto dei residenti pagava il canone dell’ acqua. Succedeva a Zboud, comune che conta 1100 residenti e 200 rifugiati, nel Nord della Valle della Bekaa, in Libano. Lo scorso anno, però, qualcosa è cambiato. La percentuale dei paganti a Zboud è salita fino a toccare il 95%. Miglioramenti si sono registrati anche altrove. A determinare un significativo aumento dei livelli di fiducia nei confronti del sistema pubblico di gestione e distribuzione dell’acqua in tutta l’area è stato un progetto finanziato dal fondo MADAD dell’Unione europea e destinato al consorzio formato da tre organizzazioni umanitarie, tra le quali anche GVC.

Attivo nella Valle della Bekaa, nel Sud e nel Nord del Libano, l’intervento coinvolge quindici località e mira a migliorare la gestione e distribuzione dell’acqua e a far crescere  la fiducia dei cittadini nei confronti del sistema pubblico, a beneficio della popolazione libanese e dei rifugiati siriani. A raccontarlo, dopo un press-tour internazionale organizzato dall’Ue nell’area, è anche il DailyStar.

In località come Zboud, da almeno venti anni tutti  erano costretti ad acquistare acqua rifornita da autobotti, mentre ai rifugiati veniva distribuita nella stessa modalità una quota sovvenzionata. “Questo era uno dei fattori che determinavano un aumento delle tensioni tra le comunità” racconta Elena Diato, project manager di GVC in Libano.

Nel 2000, il governo libanese ha tentato di avviare una riforma del settore, dando vita a quattro agenzie pubbliche dell’acqua, finanziariamente autonome. Tuttavia, il sistema ha sempre sofferto per via di infrastrutture obsolescenti, mancanza di risorse e carenza di personale. Alle difficoltà strutturali si aggiungono quelle determinate dalla incapacità di riscuotere il canone regolarmente, che a loro volta hanno effetti sulla quantità di risorse disponibili. Questo circolo vizioso indeboliva la qualità e la discontinuità del servizio idrico, la cui inaffidabilità genera ulteriore malcontento tra la popolazione.

Il progetto affidato al consorzio MiyahCon (GVC, CISP e ACWUA) opera su tre direzioni: a livello infrastrutturale, attraverso interventi di riabilitazione; a livello sociale, per aumentare la partecipazione della cittadinanza attraverso informazione e sensibilizzazione; a livello istituzionale, per aumentare la capacità delle Agenzie dell’Acqua di fornire un servizio migliore.

“L’intervento ha portato a un miglioramento notevole delle condizioni” ha dichiarato il sindaco della città, Rifaat Alaaeddine. Per Chardo, rifugiato siriano accolto nell’area, il nuovo sistema “è più economico e l’acqua è più pulita rispetto a quella fornita dalle autobotti”. A fargli eco c’è Hasan, un libanese che ha un negozio a Zboud e che sostiene che la sua famiglia sia più felice grazie al nuovo sistema idrico. 

 

© EUROPEAN UNION 2018 / JOHANNA DE TESSIERES.

 


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