Libano, perché una partita di basket su una sedia a rotelle?

In Libano, le tutele per chi ha una disabilità fisica o psichica sono limitate. Anche i bambini vengono spesso esclusi e subiscono pesanti discriminazioni, al punto che molte madri siriane nei campi preferiscono non mandarli a scuola per proteggerli dallo stigma. Lo staff di GVC, insieme al team di Handicap International, ha giocato una partita speciale. Quella contro l’esclusione. 


 

RISPETTO IN CAMPO       Giocare a basket su una sedia a rotelle per capire quanta forza richieda affrontare una disabilità. In Libano, la discriminazione costituisce ancora in molti casi un ostacolo all’integrazione. Lo stigma nei confronti di chi ha una disabilità fisica o psichica è ancora forte. Per questo, il nostro staff in loco ha partecipato al torneo di wheelchair basketball organizzato da Handicap International: per ricordare a tutti che in chi ha una disabilità si nasconde un vero campione. Perché per vincere alcune partite servono una forza, una intelligenza e una determinazione non comuni che spesso vengono sviluppate in tale misura solo da chi affronta giorno per giorno i limiti imposti dalla disabilità.

 

 

IL MATCH    Ad entrare in campo sono state persone che non hanno alcuna disabilità. Hanno dovuto capire cosa significhi giocare a basket muovendosi su una sedia a rotelle, esattamente come chi ha una disabilità. “Lo staff di GVC in loco ha giocato contro un team di cooperanti di Handicap International. L’obiettivo delle due squadre era mettersi nei panni di chi vive la propria vita su una sedia a rotelle e ha una diversa possibilità di movimento- racconta Francesca Anastasia, cooperante di GVC Italia-. Il nostro team era formato sia da libanesi che da internazionali. Si sono allenati per ore: serve una grande forza nelle braccia. Bisogna imparare ad avere il controllo sul movimento della sedia e non è semplice”. A vincere la partita è stata GVC.

 

 

LA DISABILITA’ CHE ESCLUDE          “Nei campi, spesso le persone che hanno una disabilità sono relegate all’interno delle tende. Dove operiamo noi, ci sono casi di bambini siriani con la sindrome di down che non vengono accettati nelle scuole e che hanno accesso ristretto ai servizi di base- spiega Francesca-. In particolare, due sorelle gemelle siriane di cinque anni, nate in una famiglia di dieci persone, non possono andare a scuola. Gli altri fratelli ci vanno, loro no”.  Il piano strategico nazionale per l’inclusione delle persone con disabilità è fermo al 2012. Per questo la madre delle due gemelline che vivono nel campo vive con grande sofferenza l’esclusione delle piccole da tutte le attività scolastiche.

GVC NELLE SCUOLE IN LIBANO     In passato, GVC ha operato direttamente nelle scuole per contrastare il fenomeno dell’esclusione e promuovere buone prassi. Con il progetto “Promozione di un modello pilota”, realizzato in collaborazione con YAB – Youth Association of Blind”, GVC ha contribuito alla promozione dell’inclusione scolastica dei bambini con disabilità. Ha dato vita ad un progetto pilota che ha coinvolto insegnanti, assistenti sociali, educatori speciali e direttori degli istituti in ben sei scuole pubbliche.  Il comitato nelle scuole ha redatto un piano di lavoro annuale con l’obiettivo di trasformare la scuola in inclusiva. Questo obiettivo, però, necessita ancora di grandi sforzi.

Pubblicato il 25.05.2017