La primavera nera del Burkina Faso

E’ certamente la fine di un regime, nata dall’ennesimo tentativo di un Presidente,  Blaise Compaoré , di arrestare un processo democratico che il Burkina Faso attende da 27 anni, precisamente dal 15 ottobre 1987, quando venne assassinata la luminosa speranza africana Thomas Sankara.  A 35 anni ed in soli 4 anni di presidenza Sankara compì una rivoluzione culturale, morale e politica di affrancamento del paese dal pesante colonialismo francese, per restituire la “terra degli uomini integri” agli africani. Blaise Compaoré, indiziato di aver partecipato al complotto contro Sankara, divenne presidente l’indomani della sua morte imponendo un regime protrattosi fino ad ora.

Dopo gli scontri dei giorni scorsi, culminati con la presa del palazzo presidenziale e del parlamento da parte delle forze d’opposizione e con i movimenti popolari che sono riusciti a portare milioni di persone in piazza contro l’ipotesi di rielezione di Compaoré, il presidente oggi ha annunciato con una lettera le dimissioni. Nella lettera, Compaoré indica il capo dello stato maggiore della difesa, il generale Honeré Traoré, come la persona chiamata a gestire la transizione fino a nuove elezioni che sono indette, si legge sempre nella lettera di dimissioni di Compaoré, entro novanta giorni. Questa decisione non piace però alla popolazione e all’opposizione, che sollecitano a vigilare e mantenere l’attenzione alta.

Intanto la nostra cooperante Valentina Ceppetelli, che da ieri era chiusa in casa a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, ci testimonia: “la preoccupazione per il degenerarsi della situazione è stata forte in queste ore, ma sembra che rispetto a ieri, lo scenario vada piano piano normalizzandosi. Questa notte abbiamo sentito alcuni spari in lontananza, ma stamattina siamo riusciti ad uscire perché la situazione sembrava relativamente tranquilla e sono riuscita a comprare uova fresche per i miei figli”.

Il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri al mondo, quint’ultimo posto nella classifica mondiale dei paesi per l’indice di sviluppo umano, e quasi 30 anni di “stabilità politica” non hanno certamente portato allo sviluppo auspicato: la speranza di vita è di 55 anni e la mortalità infantile rimane altissima, pari al 7,8%.

Seguiamo con attenzione le evoluzioni delle prossime ore e siamo in costante comunicazione con il nostro staff in loco e le istituzioni italiane per garantire la sicurezza dei nostri cooperanti.

Nutriamo la speranza che la situazione non degeneri e che possa essere l’avvio invece di una stagione di maggiore democrazia e il ritorno dello spirito degli uomini integri, per un nuova rinascita del paese. 

 

Margherita Romanelli - GVC onlus

Pubblicato il 31.10.2014