In Palestina con GVC per riportare l’acqua alle comunità

Nell’Area C per riportare l’acqua alle comunità più vulnerabili. Il racconto di Jacopo che, grazie al Master in gestione delle risorse idriche nella cooperazione internazionale della Bicocca, collaborerà in questi mesi a un progetto di GVC.  

 

 

IN CISGIORDANIA,     non c’è solo un muro a dividerli ma anche la carenza d’acqua. “Dagli insediamenti alle terre palestinesi, il paesaggio muta immediatamente: dal verde dei campi agricoli si passa all’aridità delle terre in cui vivono i palestinesi”. A raccontarlo è Jacopo Guerini, geografo, 24 anni, da due mesi in Cisgiordania con GVC per uno stage ottenuto grazie al Master in gestione delle risorse idriche nella cooperazione internazionale della Bicocca.

 

 

I RISCHI    “Diversamente da quanto avviene in altri paesi del mondo, qui sono gli uomini – il capo famiglia o il figlio maggiore- ad andare a prendere l’acqua perché il primo punto d’accesso si trova ad almeno un’ora di distanza e il tragitto può essere pericoloso ed esporre a rischi gli individui” spiega Jacopo, che collabora alla gestione del progetto di GVC, finanziato dall’Unicef, che ha l’obiettivo di fornire acqua potabile nell’Area C a 29.000 persone e a circa 70 comunità. “La cosa più triste è che tutti si sono abituati a questa situazione e la trovano normale-dice-. Non ci si aspetta che tutte le popolazioni possano avere gli stessi standard di qualità della vita ma almeno quelli minimi come avere accesso all’acqua o andare a scuola in sicurezza”. 

 

 

IL PROGETTO DI GVC     “Il nostro è un progetto attivo soprattutto nella stagione estiva, quella più secca. In inverno le risorse idriche ci sono grazie alle cisterne che chi è fortunato ha sui tetti delle case per raccogliere l’acqua piovana - racconta Jacopo-  ma sappiamo che non si può andare avanti così, acquistando sempre acqua senza che ci siano infrastrutture”.

 

 

UN CONTESTO DIFFICILE     Oltre alla carenza di strutture idriche, mancano quelle igienico – sanitarie. Il 70% delle case non ha un collegamento alla rete idrica. “Non hanno latrine e tutta l’acqua che hanno a disposizione viene dalle cisterne- continua-. Fortunatamente, l’Islam prevede che ci si lavi cinque volte al giorno e questo consente di prevenire possibili contaminazioni”. Jacopo, in questo momento, sta partecipando alle attività dell’ufficio di GVC nel Sud di Hebron e sta gestendo la lista dei beneficiari utile per comprendere a chi distribuire acqua e in quali quantità. 

 

 

L’EMERGENZA CRONICA     “E’ difficile continuare a operare in questo contesto. Il budget destinato al progetto è sempre più ridotto e negli ultimi due o tre anni ha subito dei tagli- racconta-. Noi stiamo dando la priorità alle comunità più vulnerabili:  distribuiamo dei coupon alle municipalità e le famiglie del beneficiario possono acquistare a un prezzo simbolico 10 metri cubi di acqua, mentre se hanno bisogno di più acqua, solitamente almeno di altri 20 metri cubi a persona, siamo noi a pagarla”. L’obiettivo del progetto, spiega Jacopo, è quello di rendere le municipalità autonome e capaci di gestire in maniera indipendente l'intero processo. 

 

 

Nel 2017, GVC ha dato vita alla campagna www.gocciaagoccia.org, per riportare l'acqua dove non c'è. Scopri subito come aderire alla campagna e sostenere la raccolta fondi.

Pubblicato il 01.09.2017