Da Bologna alla Siria



La cooperante Erica Beuzer è partita nei giorni scorsi da Bologna per recarsi ad Aleppo, Siria, dove GVC è una delle poche organizzazioni al mondo ad operare.

Gli scontri tra governo e gruppi dell’opposizione stanno rendendo intollerabile la vita della popolazione siriana, creando generazioni di profughi che lasciano il Paese in cerca di un futuro migliore. In città scarseggiano acqua e carburante e tutto il cibo e gli altri beni vengono portati attraverso l’unica strada ancora accessibile. “Le condizioni della città variano di quartiere in quartiere: vie di ristoranti e di bancarelle colme di frutta e verdura si alternano a postazioni militari e strade chiuse da blocchi, lasciando intravedere vie in cui la vita si dirada e che man mano portano alla vicina linea del fronte. La linea elettrica è stata distrutta già molto tempo fa e la città ronza di generatori piccoli e grandi: l’elettricità viene perciò venduta dai privati ad unità di ampère”.

L’accesso all’acqua è dominato dalla logica di guerra: i due punti di accesso (la fonte originale dell’acqua, il fiume Fourat, e la stazione di pompaggio principale) sono ora sotto il controllo di due schieramenti fra i diversi in campo. L’apertura o meno perciò dei rubinetti dipende dai giochi della guerra e dalla capacità negoziale di mantenere in funzione la stazione di pompaggio, che viene riparata dai tecnici del governo. I pozzi vengono continuamente trivellati per permettere a governo, ONG, privati e famiglie di fare scorta d’acqua e per la distribuzione alle scuole, agli ospedali, agli sfollati.

Secondo il direttore del Water Board, incontrato da Erica: “La vera soluzione è trovare un accordo per un uso neutrale delle risorse dell’acqua e non quale merce di scambio di guerra. Possiamo farlo? Potete farlo? No? Ma anche se ora è impossibile bisogna continuare a fare advocacy perché ciò avvenga.  E nel frattempo possiamo perciò solo trivellare un altro pozzo o purificare dell’altra acqua di fiume, perché altra soluzione non c’è”.

La zona di Hamadanye era in costruzione prima della guerra, avrebbe dovuto costituire una zona di ampia espansione immobiliare: “Decine e decine di palazzine a diversi stadi di costruzione ma non terminate sono state occupate da sfollati di altre aree della città o dell’intero governatorato. Decine di migliaia di persone sono assiepate in questi palazzi, alcuni dei quali hanno il solo scheletro terminato” racconta Erica. “Le condizioni sono terribili, in particolare per quanto riguarda lo smaltimento delle acque e dei rifiuti. Si stanno registrando numerosi casi di leishmaniosi. La popolazione che ha trovato qui rifugio era già quella più povera e vulnerabile. Ad aggravare la situazione, parte dell’area si trova a ridosso della linea di combattimento”.

GVC è una delle 18 Organizzazioni Non Governative al mondo ad essere autorizzata dalla Mezza Luna Rossa ad operare in Siria. Le nostre attività nel Paese si concentrano nella città di Aleppo, che fin all’inizio della crisi è stata la capitale economica della Siria e del governatorato più popoloso. I combattimenti ad Aleppo sono iniziati nel febbraio 2012 ed attualmente la città è divisa in due parti: i quartieri ovest e il centro sono sotto il controllo delle forze governative mentre i gruppi dell’opposizione controllano le aree a est. Secondo le stime delle Nazioni Unite, attualmente vivono ad Aleppo 5.086.996 persone di cui 2.056.080 in condizioni di bisogno di assistenza e 1.340.500 sfollati concentrati soprattutto nella zona ovest della città.

Pubblicato il 26.08.2015