Cisgiordania, una nuova Nakba per la comunità di Khan al Ahmar

E’ scattata l’autorizzazione dell’Alta Corte israeliana a procedere con le demolizioni e la confisca sui terreni dei palestinesi di Khan Al Ahmar. Non si tratta solo di un’ennesima grave violazione dei diritti umani. Si teme, infatti, che quest’atto possa precedere una serie di trasferimenti forzati, volti a favorire un massiccio insediamento illegale di coloni israeliani in una zona strategica.

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UNA INTERA COMUNITA' A RISCHIO      Con l’“Ordine militare 1797”, l’Alta Corte di giustizia israeliana ha ordinato la demolizione di massa dell’intera area della comunità beduina di Khan al Ahmar nonché autorizzato il trasferimento forzato  di tutti gli abitanti vicino la discarica di Abu Dis, in Cisgiordania. Il provvedimento, emesso il 24 maggio, sarà esecutivo già dal 1 giugno. Se verrà attuato, costituirà un grave precedente perché questa volta consentirà alle autorità israeliane di demolire con una sola azione tutto ciò che è vitale per l’esistenza di una intera comunità, costringendola a un nuovo esodo. Si tratta infatti di rifugiati e discendenti di quei palestinesi che sono già stati allontanati dalle loro terre negli anni della “Nakba”, la cacciata di 700.000 arabi durante la guerra civile che ebbe inizio nel ‘48. 

NELL'AREA C        Khan al Ahmar è solo una delle comunità beduine della Cisgiordania: ce ne sono altre 45 tra Gerusalemme e Gerico. Per questo ora si teme che questo ordine spiani la strada ad un trasferimento di massa che riguarderebbe altre 8mila persone. Costituirebbe solo l’atto finale di una serie di pressioni volte a convincere donne, uomini e bambini ad abbandonare le loro terre, per rendere sempre più possibile la confisca nell’area E1, tra Gerusalemme e Maaleh Adumim, dove vivono molte comunità di beduini.  Il diritto internazionale è chiaro: le demolizioni su suolo privato così come su quello pubblico sono vietate dall’Articolo 53 della Convenzione di Ginevra e rappresentano un crimine di guerra secondo l’Articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

NON SOLO UNA GRAVE VIOLAZIONE          La gravità di quest’azione non è data solo dall’evidente violazione dei diritti umani ma avrebbe anche una ripercussione sul piano geopolitico: isolerebbe Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania e alimenterebbe la costruzione di insediamenti illegali che potrebbero estendersi fino al confine giordano. L’area sarebbe pertanto divisa in due parti, rendendo sempre più irrealizzabile la creazione di uno stato palestinese. GVC Gruppo di Volontariato Civile lavora da anni in Palestina per garantire i diritti fondamentali alla popolazione e si appella alla comunità internazionale affinché solleciti il rispetto delle risoluzioni e delle leggi internazionali che proteggono dalla confisca e dal trasferimento forzato dei palestinesi.

Bologna, 11 06 2018

Pubblicato il 09.06.2018