Cambogia, migranti: ecco come smascheriamo le truffe

Più di mille dollari al mese per lavorare in una fabbrica di scarpe ad Hong Kong. E' la promessa di un uomo che si presentava come broker della Fruit picking Australia company, società inesistente che non figura tra le agenzie interinali autorizzate a mediare per trovare lavoro a chi, spinto dalla povertà, vuole abbandonare la Cambogia per migrare all’estero. Era invece solo un tentativo di frode. Ma in queste terre, molto spesso, il traffico di esseri umani è alimentato dalle truffe di agenzie che non sono registrate o accreditate dal ministero del Lavoro e che agiscono illegalmente, finendo per favorire il fenomeno della tratta, dello sfruttamento e della schiavitù in altri paesi. Questa volta, però, l’inganno è stato smascherato. Merito dei Gruppi di auto-aiuto tra migranti e aspiranti tali, organizzati da GVC Gruppo di volontariato civile e LSCW Legal support for children and women in Cambogia, all'interno del progetto Migra Action, co-finanziato dall'Unione europea. 

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VITTIME DI TRUFFE      Quando nella provincia di Kampong Cham si è sparsa la voce, in tanti hanno iniziato a sperare. Erano pronti anche a partire per la Cina pur di avere uno stipendio dignitoso. La promessa era importante: più di mille dollari al mese e una regolare assunzione in una fabbrica di scarpe ad Hong Kong. Una prospettiva incredibile per chi guadagna in media solo 120 euro al mese. Peccato che l’agenzia per l’impiego che aveva diffuso questa informazione non fosse né registrata né accreditata presso il ministero del Lavoro cambogiano e che non ci fosse nessuna selezione di lavoratori in corso. Era una vera e propria bufala. Del resto, tra Cambogia e Hong Kong non esiste alcun accordo nel settore dell’abbigliamento che autorizzi una simile procedura. Ad avvisare gli abitanti del piccolo villaggio è stato il padre di due bambini, più volte vittima di truffe e di tratta in passato, nonché di sfruttamento in Thailandia. Oggi, Ang Oy è ambasciatore del progetto Migra Action di GVC  e, grazie alla sua testimonianza all’interno dei self help group, aiuta coloro che desiderano migrare per trovare un lavoro all’estero a riconoscere le truffe e le insidie nascoste dietro quanti  gestiscono i meccanismi della tratta di esseri umani. Il passaparola è arrivato infatti fino ai gruppi di auto –aiuto di GVC ed Ang Oy, insieme al team di GVC e a quello dell’ong partner Legal Support for children and women , ha così smascherato il tentativo di frode.

 

 

L’IMPORTANZA DEI GRUPPI DI AUTO AIUTO      “Per fortuna, abbiamo sentito di questa storia e abbiamo potuto proteggere le persone e impedire alla gente di dar credito all’agenzia- ha dichiarato Linda, operatrice dell’LSCW, organizzazione che facilita gli incontri nella provincia di Kampong Cham -. Se non ci fosse stato il gruppo di auto aiuto di Migra Action e non ci fossero stati gli ambasciatori sociali, molta gente si sarebbe registrata con questa agenzia”. LSCW stima che questa finta società abbia ingannato circa 200 abitanti dei villaggi, dalle province di Kampot a Takeo, offrendo lavori ben retribuiti in cambio della registrazione all’agenzia e del pagamento di un compenso per il processo di selezione. Non avendo mai visto un contratto prima d’ora, in molti ci hanno creduto. La società, intanto, è sparita dopo aver sottratto 250 dollari a persona agli abitanti dei villaggi. Linda, adesso, sta offrendo assistenza legale a chi vuole denunciare, con il supporto della polizia. “Alcuni ci hanno detto che la società ha già cambiato nome ed è attiva in altre province della Cambogia. Tutto ciò che riguarda questa agenzia è falso. Usano persino un timbro della Malesia sui loro documenti. Ma molte delle loro vittime sono analfabete e non sono in grado di leggere i documenti”.

 

 

MIGRA ACTION, QUANDO E’ LA COMUNITA’ STESSA A PROTEGGERE I PIU’ VULNERABILI     “All’inizio, gli abitanti del villaggio erano arrabbiati con Ang Oy. Volevano andare ad Hong Kong, avere un lavoro dignitoso. Ma quando i loro amici hanno rivelato loro di essere stati solo derubati, hanno capito. Ora loro si fidano di noi” ha spiegato Linda. Una fiducia costruita gradualmente, nel tempo, ha spiegato Enza Di Iorio, rappresentante paese di GVC in Cambogia e project manager di Migra Action, finanziato dall’Unione europea. “Grazie a Migra Action, noi mettiamo in contatto gli ex migranti e le loro famiglie che possono condividere le loro esperienze all’interno della comunità- ha aggiunto Di Iorio-. Noi siamo certi che attraverso questo approccio diretto, noi possiamo raggiungere coloro che sono a rischio di tratta e sfruttamento, ma anche ridurre lo stigma che subiscono coloro che tornano dopo esperienze di migrazione e lavoro fallimentari, impedendo che si isolino dalla comunità”.

Bologna, 24 ottobre 2017
 


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Pubblicato il 24.10.2017