Burundi, se la pioggia non c'è

In Burundi, al confine con la Tanzania- nelle province di Macamba, Rutana, Ruyigi e Cankuzo, dove la malnutrizione è un’emergenza- i costi dei generi alimentari aumentano del +40%, mentre l’agricoltura dipende ancora dal ciclo delle piogge. Le donne e le bambine continuano a dover trasportare 10 kg di acqua al giorno sulla testa. L’accesso all’acqua non contaminata, però, è diventato meno problematico. Grazie anche agli sforzi di GVC, che ha da poco lanciato la campagna #Gocciaagoccia per la raccolta fondi da destinare a Burundi, Libano, Haiti e Siria www.gocciaagoccia.org Ecco perché senza acqua non c’è cibo in Burundi.

 

L’ACQUA IN BURUNDI      “Mi piacerebbe avere i rubinetti qui vicino o in casa, come nelle città. Allora potremmo anche lavarci con l’acqua buona e fare meno fatica con questi secchi sempre sulla testa- spiega Germaine, una giovane madre di Ntamba-. All’acqua ci pensano le bambine grandi: sono loro ad andare a prenderla”. A sognare un rubinetto in Burundi sono in tanti, anche se la situazione nel settore è nettamente migliorata rispetto al passato. “Mi piacerebbe molto che l’acqua arrivasse da sola in casa mia. Il secchio sulla testa è molto pesante” dice sorridendo Triphoine, madre di quattro bambini che abita a Makamba. Per tre volte al giorno, con il suo piccolo legato sulle spalle, deve andare a piedi fino al fiume Mutsinandozi, trasportando 10 litri d’acqua sulla testa. Questa attività le ruba un’ora al giorno. La sua famiglia ha una latrina con la lamiera e ha imparato a costruire un tippy tap: uno strumento semplice, fatto con dei rami, che serve a lavarsi le mani tirando una cordicella.

 

 

I PROBLEMI: UNA CATENA      “So che dovrei fare bollire l’acqua ma non c’è mai legna abbastanza” racconta Triphoine. “Per ottimizzare le risorse e risparmiare sul consumo della legna, i progetti di GVC hanno puntato sull’importanza dell’insegnare alla popolazione come usare un “foye amelioré”, un forno costruito con la terra” ci ha detto Valter Garau, cooperante di GVC. E’ così che si aiuta la gente a consumare meno legna e contemporaneamente a continuare ad attuare buone prassi in cucina. Perché i problemi in Burundi sono tanti e formano una catena: il principale, il più temibile, rimane la malnutrizione. A soffrirne è il 49% dei bambini al di sotto dei 5 anni. Pratiche alimentari inadeguate causano gravi ritardi nella crescita fisica e intellettiva dei bambini. Il prezzo dei beni alimentari presenti sul mercato è cresciuto vorticosamente, fino ad arrivare ad un +40%.

 

 

L’AGRICOLTURA DIPENDE DALLE PIOGGE      L’andamento dell’agricoltura dipende ancora dalla siccità e dalla carenza di precipitazioni. Benoit si definisce una persona fortunata: è un agricoltore che abita a Ruyigi. Con la moglie ed uno dei figli coltiva la manioca. Eppure sulla tavola ci sono sempre gli stessi cibi: manioca, patate dolci, banane cotte, qualche volta riso. La carne, solo una volta al mese. Il problema, però, è che nemmeno per la sua famiglia il cibo è una certezza. “E’ vero, abbiamo i nostri campi e una capra per il concime, però dipende tutto dalla pioggia. Se cade, è tutto a posto. Altrimenti, c’è la fame per tutti- continua-. Non siamo mai sicuri”. “Il problema della carenza di piogge rimane sempre e l’agricoltura ne continua a soffrire ma GVC ci ha insegnato a usare quello che abbiamo e a mescolare le cose giuste per nutrirci” racconta.

 

 

BENOIT E’ “UN PAPA MUCO”,      è un “papà lumière” di GVC. Perché non esistono solo le Mamans Lumières , ovvero quelle donne, spesso madri, che da soggetti che subivano il problema della malnutrizione sono diventate capaci di agire per risolverlo; non solo per i propri figli ma anche per quelli delle altre famiglie. Lui si definisce “vecchio” ma ha solo 38 anni ed una famiglia di cinque persone. Ha già perso due figli a causa della malaria. “Di pianificazione familiare ne parliamo poco- racconta-. I giovani ne sanno molto di più perché queste cose le studiano a scuola ma io e mia moglie facciamo già tanta fatica sui campi e abbiamo bisogno di aiuto: per questo abbiamo bisogno dei nostri figli”.

 

 

JARDINS CUISINE      “Nella nostra casa, abbiamo creato un jardin-cuisine, grazie a GVC” dice. “E’ una piramide a gradoni fatta di terra concimata e fertilizzata che serve per seminare ortaggi, insalate e tutto ciò che si desidera, grazie a delle buste di sementi che consegniamo” spiega Valter Garau. “E’ anche così che cerchiamo di migliorare la situazione nutrizionale delle famiglie. Ma ciò che davvero conta nel nostro progetto è trasmettere la capacità di valorizzare ciò che si ha in ambito alimentare per cambiare le abitudini e combattere contro la malnutrizione”.

 

 

I PROGETTI DI GVC      In Burundi, GVC ha dato vita al progetto “ISI IDUTUNZE” - che nella lingua locale significa la terra che ci fa vivere - per un approccio integrato a sicurezza alimentare e nutrizione. Cosa fa GVC sul campo? Ha distribuito 5.711 kit pollaio (3 galline e un gallo, 30 kg di mangime e reti e lamiere per costruire i pollai), formazione delle mamans lumiéres, educazione alimentare e insegnamento delle norme igieniche, dimostrazioni culinarie di sensibilizzazione pubbliche con il coinvolgimento delle istituzioni, attività di teatro per incoraggiare alla partecipazione. “Nei villaggi presenti nelle colline, in tanti conoscono le nostre mamans lumiéres e le FARN: ci riconoscono ed è una grande soddisfazione” dice Valter.

 

 

LE FARN DI COMUNITA’      L’obiettivo del progetto è creare delle FARN (Foyers d’apprentissage et de Rehabilitation Nutritionnelle) - centri di riabilitazione nutrizionale per curare i bambini malnutriti e fornire assistenza alle madri, seguendo l’approccio della devianza positiva. GVC non punta però a costituire delle FARN tradizionali ma di comunità: ovvero autonome e indipendenti, che non necessitino più dell’aiuto della ong e dei suoi partner.

 

 

IL PROCESSO      “Si inizia dalle FARN. Il primo step è mobilitare e sensibilizzare le autorità locali e selezionare volontari che facciano attività di controllo porta a porta nelle comunità- spiega Valter Garau-. Misuriamo il braccino dei bambini e li pesiamo per comprendere la gravità del livello di malnutrizione: i casi rossi vengono subito accompagnati in ospedale; noi invece interveniamo sui casi meno gravi”. Il passo successivo è scegliere delle mamans lumières, che devono essere approvate e accettate dalla comunità. Saranno loro a invitare nelle FARN le madri dei bambini a rischio; sempre loro a distribuire i kit e a fare dimostrazioni culinarie. Le FARN Comunitarie nascono quando poi, grazie alla raggiunta autonomia economica, le comunità nelle colline sono in grado di autogestirsi e mantenersi.

 

Pubblicato il 12.05.2017