Burundi, inaugurato un centro sanitario



Durante la II guerra mondiale, era stato prigioniero in un campo. Per tutta la vita, ha ricordato e raccontato la sua storia. Per questo la nipote ha voluto ricordarlo con una preziosa donazione a GVC, affinché costruisse un centro di salute per curare i rifugiati congolesi in fuga dalla guerra e dalle violenze.

 

In Burundi, GVC ha inaugurato un centro di salute all’interno del campo di Nyankanda, allestito recentemente dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite nella provincia di Ruyigi per rispondere a un nuovo massiccio arrivo di persone in fuga dalla guerra civile in Congo.

Da progetto, a causa della grave carenza di fondi, non era stata prevista la costruzione di un vero centro sanitario. Per questo GVC, organizzazione che in Burundi fornisce assistenza sanitaria a 72.500 rifugiati in cinque diversi campi, nelle emergenze che si susseguono in continuazione, sarebbe stata costretta ad affidarsi a un sistema di tendoni.  Fortunatamente, però, grazie a una donazione privata, in soli sei mesi GVC ha costruito un centro di salute, un centro nutrizionale, una morgue e un inceneritore, il tutto supportato dalla presenza di un impianto fotovoltaico, oltre che idrico ed elettrico.

Dagli ambulatori ai reparti di degenza, dalla sala riunioni alla farmacia, fino ai magazzini e all’inceneritore: la struttura è dotata di ogni spazio indispensabile per offrire una assistenza sanitaria dignitosa a donne, uomini e bambini che spesso hanno vissuto esperienze traumatiche quali stupri e violenze e che necessitano di cure immediate e potrà garantire servizi a oltre 10 mila beneficiari.

“Elda, la nostra donatrice, ha inaugurato il centro di salute a dicembre – ha dichiarato Franco De Giorgi, cooperante di GVC -. Suo zio, Alberto G., infatti, per tutta la vita non ha mai smesso di ricordare e raccontare i due anni trascorsi in un campo di prigionia durante la II guerra mondiale e per questo Elda ha scelto di donare ai profughi congolesi un bell’edificio dove poter curare le loro malattie”.

"Ho fatto questa esperienza senza sapere in che avventura mi stavo cacciando, temevo di avere fatto una scelta sbagliata. Purtroppo i campi profughi sono spesso realtà devastanti. Mi sono trovata in una realtà migliore di quello che mi aspettavo - ha raccontato Elda, al suo rientro dal viaggio in Burundi insieme a GVC-. Gente povera ospitata da un paese povero,dove però dignità e rispetto per la persona sembrano non venir meno. Volontari che aiutano senza mai prevaricare e nel pieno rispetto della cultura dei profughi. Non posso che ringraziare i cittadini burundesi, i profughi e i volontari, per avermi insegnato che esistono ancora piccole isole dove la solidarietà e l'altruismo hanno ancora valore".

Durante la sua visita, è stata accompagnata da una delegazione di rifugiati, dalle autorità locali e dai responsabili dell’UNHCR e di GVC. Il campo e il centro di salute oggi offrono servizi già a oltre 7.000 rifugiati che sono arrivati dopo due settimane dall’inaugurazione e che sono stati trasferiti dagli accampamenti al confine.

GVC lavora nel settore sanitario in province in cui i servizi sanitari e nutrizionali sono al di sotto degli standard umanitari: questo significa personale sanitario e unità ospedaliere insufficienti, carenza di scorte di cibo e medicinali, attrezzature inadeguate, limitate capacità di risposta alle violenze sessuali di genere. “La nostra organizzazione in Burundi garantisce la salute materno infantile, realizza un programma di vaccinazioni e garantisce il rifornimento di medicinali. Segue con particolare attenzione patologie quali la malnutrizione, la malaria, la tubercolosi e l’HIV- spiega Flavio Tieri, dell’Ufficio Fundraising di GVC-. Con una donazione di centomila euro e con un grande gesto di generosità, questa donatrice ci ha consentito di creare una struttura che permetterà di migliorare la qualità della vita di migliaia di rifugiati che sono costretti ad abbandonare la loro terra a causa di una guerra civile tra le più violente al mondo. Si tratta inoltre di un gesto che dimostra come gli italiani siano ancora in grado di grandi atti di generosità e solidarietà. Atti che organizzazioni come la nostra hanno saputo trasformare in iniziative concrete che avranno un impatto sulla vita di tantissimi esseri umani e che abbiamo documentato con grande trasparenza, dalla posa della prima pietra sino all’organizzazione della visita della donatrice, affinché il rapporto di fiducia tra la nostra organizzazione e coloro che continuano a scegliere di donare sia sempre più forte”. Ai ringraziamenti per la donazione e la costruzione del centro di salute in Burundi si è unita tutta l’organizzazione umanitaria, oltre che la comunità locale e i rifugiati stessi che ora potranno usufruire di una struttura unica nella zona.

 

Bologna, 12 02 2019

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