Bolivia, Chipaya: il governo autonomo proclama lo stato di emergenza

“Il popolo dell’acqua”- è così che è conosciuto in Bolivia- oggi ha un governo autonomo e indipendente. Si tratta di un riconoscimento molto atteso, arrivato dopo secoli di resistenza e di rivendicazione del diritto all’autonomia in quanto popolo indigeno originario. I Chipaya, però, oggi sono messi alla prova da una alluvione che ha prodotto diverse perdite sul territorio. Tra i primi atti del “Governo autonomo del popolo indigeno della nazione Uru Chipaya”, infatti, c’è purtroppo la proclamazione dello stato di emergenza dovuto alle inondazioni che, secondo l’Unità della Gestione dei Rischi, hanno colpito 2.436 famiglie in 16 municipi del dipartimento di Oruro. GVC si è subito attivata per soccorrere la popolazione e intervenire per favorire il contenimento dell’acqua e la ricostruzione delle barriere in difesa degli argini. Si teme il diffondersi di epidemie e una ulteriore perdita tra il bestiame. Per questo GVC sta fornendo agli allevatori prodotti veterinari (antibiotici, antiparassitari e vitamine) e formerà gli operatori che presto daranno vita a una campagna sanitaria.

 

IL GOVERNO AUTONOMO CAMPESINO DEI CHIPAYA       Finalmente, l’autonomia per il Municipio di Uru Chipaya che ha celebrato l’evento in presenza del capo di Stato Evo Morales. “Rappresenta una nuova forma di amministrazione che sarà portata avanti con trasparenza e responsabilità” ha dichiarato il presidente, di origine campesina. Due i precedenti nel paese: nel 2017, era stato proclamato il governo autonomo del popolo indigeno di Charagua, nel dipartimento di Santa Cruz, e in seguito anche quello dei Rajai Pampa, a Cochabamba. “Si tratta di un atto inedito, considerato che, nel corso della loro storia, i popoli indigeni hanno saputo mantenere i loro valori e tramandare i loro saperi ancestrali, nonostante abbiano dovuto resistere ad aggressioni, umiliazioni e atti di disprezzo” ha ricordato Morales.

 

 

ALLUVIONE E INONDAZIONI       Purtroppo, però, i Chipaya sono stati subito messi a dura prova. Tra i primi atti del neo governo, c’è stata la proclamazione dello stato di emergenza. Tra il 16 e il 19 febbraio, infatti, una forte alluvione ha causato forti inondazioni del Fiume Lauca, danneggiando il raccolto, uccidendo il bestiame e provocando danni alle case di 300 famiglie che vivono a Chipaya. A Manasaya, è stato danneggiato il 60% dell’area coltivata e si è avuta una percentuale di perdita del bestiame elevatissima (80%). La popolazione è stata così evacuata a Santa Ana de Chipaya. Stessa situazione a Aransaya e Wistrullani, mentre ancora più grave è la situazione a Ayparavi, dove le percentuali relative ai danni salgono rispettivamente al 100% e al 90%. Grave la perdita dei prodotti per la semina per la prossima stagione agricola, mentre si teme che alcune malattie possano colpire il bestiame e si cercano di prevenire le epidemie.

L’INTERVENTO        GVC si è subito attivata, insieme alla popolazione, per ricostruire gli argini e contenere l’acqua. Inoltre, ha fornito prodotti veterinari agli allevatori, per prevenire malattie tra i camelidi e gli altri animali. Ora, si punta a ottenere la proclamazione del disastro naturale, affinché possano arrivare i finanziamenti per la ricostruzione. Secondo il Senamhi (Servizio nazionale di meteorologia e idrologia), le piogge continueranno fino a marzo, anche se con minore intensità, ma il lavoro sulla prevenzione dovrà andare avanti ancora a lungo poiché c'è ancora il rischio di nuove inondazioni.

Bologna, 12 marzo 2018

 

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Pubblicato il 13.03.2018